Governare la supply chain è sempre più complesso. Un audit serve per valutare se l’organizzazione presenta margini di miglioramento che consentano di aumentarne la competitività sul mercato.

Tutto parte dalla possibilità di effettuare un pre-audit veloce e concreto per individuare le aree con maggiori opportunità di miglioramento, per quanto riguarda il magazzino, le scorte, l’approvvigionamento e la distribuzione.

I criteri-guida sono quelli dell’efficacia e dell’efficienza.

L’assessment della supply chain svolge quindi due compiti:

  • da un lato, permette all’impresa e alla squadra di consulenza di conoscersi meglio e sintonizzarsi sugli obiettivi, senza disperdere energie in stream di progetto sterili
  • dall’altro, permette di definire nel dettaglio le attività necessarie e il cronoprogramma.

Nell’audit si costruisce un piano di attività organizzate in quattro ambiti:

  1. supply chain management:
    1. ridefinizione dei processi di gestione degli approvvigionamenti
    2. riprogettazione delle modalità di gestione delle scorte, con l’implementazione di un piano di miglioramento dei livelli di scorta
    3. implementazione di sistemi di programmazione e gestione della produzione in ottica lean
    4. implementazione di soluzioni di supply chain management che coinvolgano fornitori e clienti strategici
  2. ottimizzazione della gestione dei magazzini:
    1. ottimizzazione dei layout di magazzino e movimentazioni interne
    2. progettazione di impianti di stoccaggio e movimentazione
    3. miglioramento della produttività di picking
    4. razionalizzazione flussi informativi e fisici delle merci in ottica lean
    5. implementazione di sistemi di identificazione automatica (codici a barre, RFID, NFC, …)
    6. miglioramento dell’organizzazione logistica
  3. miglioramento del livello di servizio:
    1. razionalizzazione dei flussi informativi e fisici delle merci in ottica lean
    2. implementazione del sistema di governance della logistica
    3. ottimizzazione dei costi logistici globali
  4. logistica distributiva:
    1. revisione della rete distributiva esistente
    2. ottimizzazione dei flussi distributivi e riduzione dei costi di trasporto
    3. valutazione critica dell’outsourcing (o dell’insourcing) di attività logistiche
    4. selezione dei partner logistici e definizione delle condizioni contrattuali.

Per permettere di assumere decisioni di indirizzo, l’audit parte dalla condivisione dell’as-is, per poi confrontarlo con gli scenari alternativi (to-be).

Per assicurare il raggiungimento dei risultati attesi e il mantenimento degli obiettivi qualitativi nel tempo, occorre infine definire un sistema di KPI e reporting e, se necessario, prevedere degli interventi di formazione ad hoc.

 

Come saperne di più?

Per richiedere un check-up, scrivi a info@smartvco.com, indicando il codice “L07”.

 

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